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Nutriscore, ecco cosa dicono in Europa dell’Italia: Lobby ed estrema destra lo screditano a favore del Nutrinform controintuitivo

Nutriscore, ecco cosa dicono in Europa dell’Italia: Lobby ed estrema destra lo screditano a favore del Nutrinform controintuitivo https://ift.tt/33P0PTw

Mentre l’Italia è impegnata a difendere le sue eccellenze sul fronte fake food cosa succede in Europa? Non solo Francia e Spagna, per fare l’esempio più recente, si dichiarano favorevoli alla proposta europea sul vino dealcolato, come ha ricordato lo stesso ministro Mipaaf Stefano Patuanelli, ma anche il mondo scientifico si schiera al fianco dell’Ue.

C'è un'intensa attività di lobbying industriale contro il NutriScore. Ciò si riflette in particolare nella volontà di imporre un'etichettatura alternativa che sappiamo essere meno efficace, addirittura dannosa, a volte con argomenti non scientifici” dichiara Mathilde Touvier, a capo del gruppo di ricerca sull'epidemiologia nutrizionale ( Eren , Inserm / Inrae, CNAM / Sorbonne Paris Nord University), Coordinatrice dello studio NutriNet-Santé.

Le critiche mosse dall’Italia al Nutriscore, atto a favorire i grandi gruppi industriali, si ritorcono qui contro. Adesso sono le stesse lobby italiane a muovere argomenti antiscientifici per avversare l’etichettatura a semaforo, incentivate in questo percorso dall’estrema destra -sostiene Mathilde Touvier su The Coversation.

Se inizialmente gli industriali hanno spinto queste iniziative - come Ferrero in Italia - alcune politiche hanno preso il sopravvento. Anche in Italia, l'estrema destra è intervenuta molto presto nel dibattito, sostenendo il suo discorso nazionalista sui prodotti locali, ecc. Ma queste idee hanno poi guadagnato terreno in altri partiti politici, con argomenti a volte fallaci”.

https://theconversation.com/qualite-nutritionnelle-des-aliments-nutriscore-ou-en-est-on-conversation-avec-mathilde-touvier-158985

Dello stesso avviso anche un paper del mondo accademico a firma franco-spagnolo che mette in luce l’assoluta inefficacia dell’etichettatura italiana Nutrinform, dichiarata fuorviante, controintuitiva, complessa e di difficile comprensione. Insomma un lavoro frutto di incompetenza e malafede, in quanto nata da pressioni politiche ed economiche, priva dunque di riscontri oggettivi sul lato scientifico.

L'etichetta nutrizionale front-of-pack italiana di Nutrinform nasce da un processo di rifiuto del Nutri-Score legato appunto, non a discussioni di strategie di salute pubblica, ma a questioni politiche ed economiche puramente interne in Italia”.

Cosi riporta l’articolo, che poi prosegue.

Il sistema a batterie è complesso e di difficile comprensione.

Infine, il sistema italiano sembra particolarmente controintuitivo, rappresentando il contenuto di nutrienti attraverso l'icona tradizionalmente utilizzata per monitorare la carica di un telefono o di un elettrodomestico, ma curiosamente utilizzata nel logo italiano in senso contrario (più la batteria è "scarica ", migliore è la qualità nutrizionale del cibo!). Questo uso fuorviante dello schema della batteria è stato evidenziato dalle associazioni dei consumatori, in particolare in Italia (Altro-Consumo) e a livello europeo dal BEUC, che hanno bocciato il sistema.”

Dunque un’assoluta bocciatura per il Nutrinform e tutto il sistema italiano secondo il paper firmato Serge Hercberg (1), Nancy Babio (2,3), Pilar Galán (1), Jordi Salas-Salvadó (2,3)

1. Sorbonne Paris Cité Epidemiology and Statistics Research Center (CRESS), U1153 Inserm, U1125, Inra, Cnam, Paris 13 University, Nutritional Epidemiology Research Team (EREN), Bobigny, 93000, France, 2. Universitat Rovira i Virgili. Departament de Bioquímica i Biotecnologia. Unitat de Nutrición Humana. Hospital universitari Sant Joan de Reus. Institut d’Investigació Pere Virgili (IISPV), Reus, España Joan de Reus, Institut d’Investigació Pere Virgili (IISPV), Reus, España. 3 Consorcio CIBER, M.P. Fisiopatología de la Obesidad y Nutrición (CIBEROBN), Instituto de Salud Carlos III (ISCIII), Madrid, España.

https://nutriscore.blog/2021/03/25/information-on-the-italian-counter-proposal-to-nutri-score-the-nutrinform-battery-system/

Eppure, è notizia nota, di diverso avviso paiono i produttori spagnoli di olio d'oliva che, insieme agli storici produttori di prosciutto e formaggio, ritengono l’approvazione del Nutriscore come un attacco alla dieta mediterranea, e in particolare alle orgogliose tradizioni culinarie della Spagna meridionale. Ancora una volta quindi il mondo delle Dop e Igp si schiera al fianco del Nutrinfom, nel caso succitato tramite l’associazione Origen España, che rappresenta quasi 200.000 produttori di eccellenze agroalimentari IG spagnole

“Al posto di Nutri-score, critici come l'Associazione spagnola delle denominazioni di origine (Origen España) propongono di adottare quella che considerano un'etichetta più giusta: il candidato italiano FOP Nutrinform” riporta, tra gli altri, il quotidiano online European News

https://www.european-views.com/2021/05/challenges-for-europes-olive-oil-producers-continue-to-stack-up/

Sullo sfondo dell’intera vicenda un nome che compare più volte, nell’intento di screditare il Nutrinform ed avvallare invece l’etichettatura francese a semaforo è il Beuc, che rappresenta ben 45 organizzazioni nazionali indipendenti di consumatori a Bruxelles, a difesa -scrivono essi stessi- degli interessi dei consumatori Ue.

Una associazione la quale, piuttosto che essere la voce dei consumatori europei, come si definiscono, pare applicarsi in modo massiccio ad orientare l’opinione pubblica attraverso una decisa campagna di comunicazione a favore del Nutriscore e che negli ultimi giorni ha prodotto un report, “I 5 miti da sfatare sul Nutriscore”.

Alle critiche mosse da alcuni paesi, come l’Italia, che pone in evidenza l’arbitrarietà di aver scelto la dose di 100 g/ml su cui standardizzare la valutazione del Nutriscore, andando a penalizzare prodotti che richiedono un uso assai più morigerato, così risponde il report Beuc:

Una porzione di 15 g di dolciumi, maionese o crema spalmabile al cioccolato otterrebbe un punteggio migliore rispetto ai 100 g/ml. Ma i consumatori rischiano di mangiare più della dimensione della porzione indicata sulla confezione. Infatti, chi mangia solo 30 g di cereali a prima colazione?

Dunque un’assoluta mancanza di fiducia nel consumatore, non in grado di regolamentare la sua dieta e per tale motivo bisognoso di un “inganno”. Di certo la soluzione più semplice rispetto a quella volta a sviluppare una cultura del cibo e favorire una dieta sana ed equilibrata.

Ma la fiducia nella scelta dei consumatori ritorna nel momento in cui più risulta utile al Beuc per sostenere le proprie tesi, lì dve fallisce il Nutriscore. Si legge al punto 1 del report, in merito alle bevande:

“Per le bevande dietetiche, Nutri-Score riflette il loro basso/zero livello di zuccheri e calorie. In quanto tale, è logico che una bibita dietetica abbia un punteggio migliore rispetto alla versione piena di zucchero, ma mai buona come l'acqua, la solo bevanda classificata come "A".

Nutri-Score non prende in considerazione i dolcificanti o altri additivi perché, per ora, la scienza semplicemente non ci permette di farlo. Consumatori che vogliono evitare i dolcificanti e gli additivi possono fare attenzione ai "numeri E" nell'elenco degli ingredienti.”

Mentre in merito al rating A dato alle patatine fritte viene detto:

“Proprio come la tabella nutrizionale sul retro della confezione, Nutri-Score riflette il valore nutrizionale del cibo come venduto - non come preparato. Questo è il motivo per cui le patatine fritte congelate (nient'altro che patate sbucciate e tagliate) ottengono una "A". Ma ovviamente, il valore nutrizionale delle patatine ha molto a che fare con il modo in cui le cucini (forno o friggitrice), il tipo di olio che usi e se vai piano o meno con il sale.”

Quello che parrebbe qui più esatto, nel caso non si volessero mangiare patatine surgelate, sarebbe inserire un range nella valutazione che tenga conto delle varie cotture (forno, fritto). Ma proseguendo oltre, al punto 5 si legge:

È irrilevante confrontare la Diet Coke (Nutri-Score "B") all'olio di oliva ("C").

Nutri-Score è utile per fare confronti significativi. Ad esempio, aiuta a confrontare vari tipi di oli in base al loro contenuto di grassi saturi.

Nutri-Score consente ai consumatori di confrontare il valore nutrizionale degli alimenti per un determinato pasto. Ad esempio, per colazione puoi scegliere di avere pane, pasticcini, cereali o biscotti. Inoltre, potresti esitare tra vari tipi di cereali (fiocchi di mais, muesli, riso soffiato al cioccolato) o diverse marche di muesli. Nutri-Score ti aiuta a scoprire qual è l'opzione più salutare.”

Ora è evidente che in un sistema basato sull’immediatezza del colore (e della classificazione per lettere, come a scuola in cui una “C” o una “D” non sono certo risultati encomiabili) il messaggio che passa al consumatore, in merito ad esempio all’olio di oliva, è quella di un prodotto dai bassi standard qualitativi. Insomma, la fiducia al consumatore nella scelta giudiziosa di un prodotto viene data e tolta a piacimento dal report del Beuc quando più questa faccia comodo alle tesi del Nutriscore.

Un sistema che sembra assumere non solo la forma di un disincentivo verso la Dieta mediterranea e i suoi prodotti tipici, ma piuttosto quella di una promozione di cibi precotti o industriali che ottengono valori maggiormente positivi. Perchè cucinare con olio d’oliva, formaggi dop, prosciutti Ig quando posso comprare un prodotto preconfezionato con rating A? La direzione intrapresa appare quella sempre più marcata di una standardizzazione dei gusti, altro segno della globalizzazione e della perdita di identità territoriali. Una società sempre più liquida in cui, segno dei tempi, la cucina del nord Europa non si differenzierà di molto da quella dell’Europa meridionale.

https://www.beuc.eu/publications/five_nutri-score_myths_busted.pdf

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Nutriscore, ecco cosa dicono in Europa dell’Italia: Lobby ed estrema destra lo screditano a favore del Nutrinform controintuitivo
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