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Mozione Licheri su tutela prodotti agroalimentari italiani

Mozione Licheri su tutela prodotti agroalimentari italiani https://www.agricolae.eu/mozione-licheri-su-tutela-prodotti-agroalimentari-italiani/

Atto n. 1-00381

Pubblicato il 9 giugno 2021, nella seduta n. 334

LICHERI , DE PETRIS , MALPEZZI , NATURALE , TARICCO , FERRARA , COLLINA , ERRANI , BITI , AGOSTINELLI , TRENTACOSTE , PUGLIA , LEONE

Il Senato,

premesso che:

la tutela dei prodotti agroalimentari tipici e di qualità costituisce per l'Italia un'esigenza fondamentale, la cui importanza trova forti interconnessioni con la storia, la tradizione, la cultura e l'idea stessa di qualità ed autenticità che ne qualifica l'immagine nel mondo e va ben oltre il pur rilevante valore monetario delle esportazioni ad essi direttamente riferibili;

questi prodotti sono elementi caratterizzanti ed essenziali di quell'immagine di qualità che costituisce l'elemento distintivo ed il punto di forza del made in Italy, e la difesa della loro identità e del loro legame con il territorio da cui nascono si trasmette a tutte le produzioni italiane di qualità, anche quelle che non rientrano nel comparto agroalimentare;

il made in Italy agroalimentare è protagonista mondiale nel mercato dei prodotti di qualità certificati a indicazione geografica e biologico, dove l'Italia vanta il primato mondiale dei riconoscimenti;

negli ultimi anni il valore della produzione a denominazione, considerando anche il settore vinicolo IG, rappresenta il 19 per cento del totale agroalimentare, raggiungendo quasi 17 miliardi di euro, con un trend in continua crescita ininterrotto negli ultimi 10 anni. Solo l'agroalimentare, ad esclusione dei vini, si attesta a quasi 8 miliardi di euro, e si considera il risultato raggiunto nel lungo periodo, la crescita è stata del 54 per cento nell'ultimo decennio. Le DOP e IGP pesano per oltre il 20 per cento sul fatturato all'estero dell'intero agroalimentare, con un valore pari a quasi 10 miliardi di euro. Il contributo maggiore è fornito dal comparto dei vini (oltre 5 miliardi di euro), ma il segmento alimentare, che si attesta a quasi 4 miliardi di euro, cresce ancora più velocemente (con un 7,2 per cento in più);

l'impegno del nostro Paese è sempre stato orientato alla massima trasparenza sull'indicazione dell'origine in etichetta per tutelare i produttori più virtuosi e per garantire il diritto dei cittadini ad una corretta informazione;

a livello nazionale l'Italia ha già introdotto, in via sperimentale, i decreti attualmente in essere riguardanti latte, formaggi, pasta, riso, carni suine trasformate e derivati del pomodoro relativi alla massima trasparenza sull'origine delle nostre produzioni e detto percorso deve essere ampliato e stabilizzato;

considerato che:

recentemente alcune notizie relative ad alcune decisioni che si starebbero formando a livello comunitario hanno molto allarmato i produttori e consumatori italiani proprio perché così come presentati sembrano delineare un orientamento comunitario non coerente con quelli che il nostro Paese ritiene essere gli autentici interessi dei consumatori e dei produttori nazionali ed europei che hanno scelto le produzioni di qualità attente all'ambiente e alla salute, come prima enunciate;

in particolare, ha destato molto scalpore la notizia sulla possibilità di aggiungere acqua nel vino. In realtà, ciò a cui si riferiva la notizia era in relazione ad un documento di lavoro contenente una serie di proposte di modifiche ad una proposta di regolamento. La questione sollevata attiene da un lato alla necessità di colmare un vuoto normativo rispetto alla denominazione di vendita di alcuni prodotti, e dall'altro alla valutazione sul consentire o meno il reintegro del volume perso in alcol con acqua nei vini dealcolizzati. Su questa proposta si è registrata la posizione del Parlamento europeo di un secco no per i vini a indicazione geografica (DOCG, DOC, IGT), lasciando aperta la discussione soltanto per i vini da tavola;

ha destato, altresì, scalpore il parere di un comitato tecnico della Commissione europea sull'armonizzazione normativa tra gli Stati membri sul "cibo del futuro". Il termine fa riferimento alla "farina gialla", ossia alla forma larvale della specie di insetti Tenebrio molitor essiccati termicamente. Questi prodotti vengono già commercializzati in molti degli Stati membri, facendo capo ognuno alla propria legislazione nazionale. Con questo passaggio si vuole addivenire ad un'armonizzazione della norma per la loro commercializzazione a garanzia del consumatore;

considerato, altresì, che,

il "nutriscore" è sistema di etichettatura dei prodotti alimentari sviluppato in Francia che si avvale, in maniera impropria e fuorviante, dell'utilizzo di una scala cromatica e di una alfabetica, per la classificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare. L'utilizzo dei colori del "semaforo", unitamente ad un algoritmo di misurazione che qualifica gli alimenti sulla base di un'unità di valore pari a 100 grammi, si pone apertamente in contrapposizione con i principi della dieta mediterranea che, invero, si fonda su un consumo bilanciato di tutti i nutrimenti;

una simile impostazione, che imprime in maniera didascalica un giudizio di valore, penalizza fortemente le produzioni agroalimentari nazionali le quali sono espressione, nel mondo, del prestigio e della qualità del made in Italy. Secondo tale impianto falsante, infatti, alimenti tradizionali e altamente salutari della dieta mediterranea come, ad esempio, l'olio extravergine di oliva e numerose produzioni DOP e IGP, riceverebbero una valutazione negativa, tradotta in un bollino rosso, per via del loro contenuto di sale, zucchero e grassi;

il Dicastero delle politiche agricole alimentari e forestali ha più volte palesato il proprio rifiuto per il sistema del "nutriscore" e, in generale, per i modelli di etichettatura nutrizionale che distorcono le informazioni destinate al consumatore;

al riguardo, l'Italia ha avanzato una proposta alternativa, lo "schema a batteria", ribadendo, in ogni caso, che simili modelli debbano restare volontari e non obbligatori ed escludendo da un'eventuale applicazione obbligatoria le produzioni ad indicazioni geografica;

tale proposta nazionale, inviata anche alla Commissione europea, veniva elaborata sulla base di un'analisi di un campione rappresentativo dei consumatori italiani, al fine di verificare il rispetto del requisito di cui all'articolo 35, paragrafo 1, lettera d), del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, ovvero che forme di espressione e presentazione supplementari debbano essere sostenute da elementi scientificamente fondati che dimostrano che il consumatore medio comprende le richiamate forme di espressione o di presentazione;

il menzionato schema, anche noto come "nutrinform battery", indica al consumatore l'apporto nutrizionale dell'alimento in rapporto al relativo fabbisogno giornaliero e al corretto stile alimentare, evidenziando, altresì, la percentuale di calorie, grassi, zuccheri e sale presenti per singola porzione rispetto alla quantità raccomandata dall'Unione europea. Le diciture hanno carattere aggiuntivo e non sostituiscono la classica etichetta nutrizionale posta sul retro del pacco;

ogni singolo indicatore del logo nutrizionale "nutrinform battery", raffigurato graficamente attraverso una batteria, offre al consumatore la determinazione, sia percentuale che quantitativa, della variabile che essa rappresenta con riferimento ad una determinata porzione di prodotto. Il consumatore, dunque, è in grado di stimare con semplicità l'apporto nutritivo ed energetico del prodotto, anche rispetto alla quantità massima raccomandata nell'arco giornaliero;

l'obiettivo, dunque, è quello di educare il consumatore ad un corretto monitoraggio dell'alimentazione giornaliera, ponendolo in allarme quando si eccede nell'apporto di nutrienti, informandolo e consentendogli di fare, al contempo, scelte consapevoli rispetto alla dieta che autonomamente segue;

nella realizzazione di questo progetto sono stati coinvolti i Ministeri della salute, dello sviluppo economico, delle politiche agricole e degli affari esteri e della cooperazione internazionale, unitamente agli esperti nutrizionisti dell'Istituto superiore di sanità (ISS) e del Consiglio per la ricerca economica e alimentare (CREA), oltre ai rappresentanti delle associazioni di categoria della filiera agroalimentare e dei consumatori;

tenuto conto che:

di recente, la Commissione europea ha chiesto all'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) di fornire una consulenza scientifica in materia di: sostanze nutritive importanti per la salute pubblica delle popolazioni europee, compresi i componenti non nutrienti degli alimenti (ad esempio energia e fibre alimentari); gruppi di alimenti che rivestono un ruolo importante nelle diete delle popolazioni europee e relativi sottogruppi; criteri atti a orientare la scelta di sostanze nutritive e altri componenti non nutrienti degli alimenti onde stabilire profili nutrizionali;

gli esperti EFSA in materia di nutrizione umana, dunque, daranno un contributo scientifico su cui si baserà, in futuro, l'elaborazione di un sistema a dimensione unionale per l'etichettatura nutrizionale sulla parte anteriore delle confezioni per alimenti. Tale consulenza fungerà, inoltre, da punto di partenza per l'introduzione di condizioni particolari per l'impiego di indicazioni nutrizionali e sulla salute da apporre sui prodotti alimentari;

la consegna del parere scientifico da parte dell'EFSA è prevista entro il mese di marzo 2022, mentre entro la fine del 2021 sarà indetta una consultazione pubblica sul parere in bozza;

rilevato che:

la pandemia globale, oltre ad evidenziare la centralità del comparto primario, ha sottolineato la stretta relazione tra gli ecosistemi, la salute umana, le catene produttive dei beni di prima necessità e le connesse linee di consumo. Da un simile quadro, è emersa la necessità di un sistema alimentare affidabile, solido e resiliente, in grado di assicurare non solo un adeguato approvvigionamento, ma anche maggiori consapevolezze di tipo informativo;

al riguardo, la strategia "Dal produttore al consumatore", al centro del "green deal", ha rimarcato la necessità di fornire ai consumatori gli strumenti necessari per compiere scelte alimentari coscienti, sane e sostenibili. Per tale ragione, tra le azioni programmatiche della Commissione è fatto cenno alla possibilità di proporre l'estensione a determinati prodotti dell'obbligo delle indicazioni di origine o di provenienza, tenendo pienamente conto degli impatti sul mercato unico;

considerato, infine, che:

a livello di politica interna, numerosi sono stati gli interventi, specie di tipo finanziario, volti alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari e industriali italiane, delle tradizioni enogastronomiche, della dieta mediterranea e del contrasto ai fenomeni di contraffazione e dell'Italian sounding;

le frodi nel segmento alimentare del comparto primario minacciano la sostenibilità del comparto stesso, pregiudicando anche le pratiche commerciali e la tenuta economica del mercato;

osservato che:

sotto le bandiere sovente strumentali della libera competizione in campo alimentare per non creare vantaggi competitivi impropri, e della semplificazione delle informazioni da fornire ai consumatori, sta diventando sempre più forte la spinta, in Europa e nel mondo, ad una standardizzazione di prodotti e di modelli produttivi massificati, a tutto vantaggio di grandi multinazionali sempre più globali, scollegate dalle culture alimentari e dai modelli produttivi dei singoli territori;

culture alimentari, tradizioni culinarie e modelli produttivi e saper fare agroalimentare si sono in molti casi consolidati in secoli e negli ultimi decenni hanno innervato una vera e propria cultura e tradizione alimentare, che nel caso della dieta mediterranea è stata anche oggetto di riconoscimento UNESCO, nel novembre 2010, come patrimonio culturale immateriale dell'umanità,

impegna il Governo:

1) ad adottare tutte le iniziative ritenute utili a promuovere le produzioni agroalimentari italiane nel mondo, valorizzandone la qualità, l'origine e la salubrità anche tramite un adeguato sistema di informazione per i consumatori;

2) a coordinarsi con gli altri Paesi interessati in merito alla discussione sui prodotti a base di vino dealcolato, affinché la necessità di cogliere nuove opportunità di mercato non pregiudichi in alcun modo la difesa delle produzioni vitivinicole italiane e i prodotti DOCG, DOC e IGT;

3) nell'introduzione di armonizzazioni ed autorizzazioni di nuovi alimenti, a garantire la distintività anche nominale dai prodotti di qualità della nostra agricoltura e di garanzia di sicurezza e trasparenza verso i consumatori;

4) a favorire la diffusione di dati chiari, trasparenti, corretti e sintetici di tipo nutrizionale ed energetico dei prodotti alimentari in commercio, nonché di precise indicazioni circa l'origine dei singoli ingredienti, facilitando il compimento di scelte consapevoli da parte dei cittadini;

5) a perseguire, sia a livello nazionale, sia a livello europeo, politiche a sostegno della qualità e delle caratteristiche intrinseche delle produzioni agroalimentari nazionali nonché dell'esattezza e della veridicità dei dati riportati nell'etichetta;

6) ad intensificare, specie in un'ottica preventiva, la lotta contro le frodi alimentari, al fine di garantire la parità di condizioni economiche per gli operatori del settore;

7) ad incoraggiare azioni per la conoscenza e la divulgazione di una corretta educazione alimentare e per la promozione e la diffusione della dieta mediterranea, quale modello sostenibile e traino per la salvaguardia della biodiversità e per il sostegno di politiche a tutela del lavoro agricolo.

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